RELAZIONE ANNUALE INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2021

RELAZIONE ANNUALE
INAUGURAZIONE NUOVO ANNO GIUDIZIARIO

Reggio Calabria Giovedì 28 gennaio 2021

Quello vissuto è stato un anno davvero difficile per tutti e continua tutt’oggi ad essere faticoso anche per il lavoro del Tribunale: indubbiamente, paure, rischi e prudenza hanno rallentato l’andamento della nostra attività, ma devo evidenziare e riconoscere che abbiamo fatto il possibile e tutto ciò che era necessario per ottimizzare le risorse – umane e finanziarie – di cui abbiamo disponibilità.
Abbiamo vissuto una prima parte dell’anno 2020, il primo mese e mezzo, nell’ottica della programmazione del lavoro da intraprendere, ma abbiamo dovuto sospendere l’attività ed interrompere i termini legali a motivo del lockdown del mese di marzo-aprile, per poi riprendere a ranghi ridotti, avviando inizialmente il lavoro con la sola Cancelleria; a maggio abbiamo calendarizzato alcune udienze, privilegiando quelle più urgenti. Nei mesi estivi, ad eccezione di 20 giorni nel mese di agosto, abbiamo cercato di imprimere una buona spinta a tutte le attività per poi giocoforza ridimensionarle per effetto della ripresa della curva epidemica nei mesi da settembre fino ad oggi.
Per i nostri dipendenti, nel periodo più drammatico dell’epidemia, abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione (CIGD), ma come “ente ecclesiastico” in tale tempo li abbiamo anche sostenuti con la particolare attenzione di un bonus e con l’anticipo della quattordicesima e della CIGD che, come purtroppo è avvenuto per molti lavoratori, è loro arrivata con alcuni mesi di ritardo. Tale ricorso alla CIGD, dal punto di vista amministrativo, ha comportato risparmi importanti nel nostro bilancio economico e pertanto ha colmato per quest’anno il fabbisogno rispetto al contributo erogato dalla CEI.
In tutto il tempo di questo anno, la cosa a cui abbiamo dato priorità è stata principalmente la salute delle persone: dipendenti, operatori e avventori; a tal fine ci siamo dotati di tutti gli strumenti cautelativi previsti dalle norme con la rigorosa adozione di un Protocollo anti-contagio. Tali strumenti li abbiamo messi in atto sia nella sede di Reggio Calabria che nelle altre sedi dislocate e ciò grazie alla disponibilità delle Diocesi, dei Vescovi e dei Vicari giudiziali, in cui sono collocate le sedi di Catanzaro, Lamezia Terme, Vibo Valentia, Crotone, Cassano, San Marco Argentano, Rossano.
Grazie a Dio il lavoro è andato avanti senza alcun problema e senza alcuna preoccupazione anche quando, per massima precauzione, abbiamo dovuto sospendere l’attività lavorativa di un dipendente che aveva avuto contatti con una persona risultata positiva: dopo aver effettuato i tamponi previsti dal protocollo con esito negativo, il dipendente è rientrato al lavoro senza alcun problema.
Abbiamo provveduto a sanificare più volte i locali e gli ambienti e ad assegnare più ore alla persona che si occupa delle pulizie, raddoppiandole il tempo lavorativo al fine di garantire maggiormente la salubrità dei locali.
Per ragioni di sicurezza abbiamo dovuto limitare al minimo indispensabile le presenze, lì dove ritenute non necessarie. Siamo stati anche propositivi nei rapporti con gli altri tribunali e i dicasteri; abbiamo ottenuto dalla Segnatura Apostolica la possibilità di utilizzare, anche per le udienze, gli strumenti web al fine di agevolare la partecipazione di tutti gli aventi diritto, garantendo al contempo la sicurezza e la oggettività del lavoro; a tal fine sono state adottate precise linee guida e siglato un protocollo di intesa con gli avvocati, strumenti, questi, utilizzati anche da altri Tribunali. Anche i Periti hanno avuto la possibilità di utilizzare strumenti per web le loro attività.
Le decisioni, le sessioni dei collegi si sono svolte in collegamento da remoto: tale modalità non ha tolto nulla alla sostanza, alla verità e alla validità del lavoro fatto. Ringrazio tutti per aver dato il proprio contributo collaborando con grande generosità a che tutto potesse svolgersi in modo sereno:
• Il Moderatore del TEIC: con lui, attraverso molteplici telefonate e mail, abbiamo condiviso la preoccupazione di agire in piena armonia e concordia e, con adeguato aiuto tecnico dell’UGR, abbiamo alacremente lavorato alle molteplici lettere ed ai vari decreti, garantendone la corrispondenza alle varie e cangianti normative emanate dal governo nel corso dell’anno.
• Il Presidente della CEC che ha condiviso la responsabilità di tante scelte che in alcuni momenti sono state impegnative e importanti per mandare avanti l’ufficio.
• Tutti gli operatori, Giudici, Avvocati, Periti, Difensori del Vincolo, Cancelleria, hanno dimostrato grande responsabilità e senso del dovere nel vivere tale momento storico.
Quanto abbiamo vissuto e descritto, non ha impedito, però, di ottenere dei risultati lavorativi da ritenersi ammirevoli:
• Abbiamo introdotto 120 libelli: un andamento tendenziale che si mantiene costante ed in linea con quanto è stato fatto negli anni precedenti; tale attività ha coinvolto non è solo gli avvocati (i patroni stabili e avvocati di parte), ma tutta la struttura che ha lavorato tali documenti per dare avvio alle cause e farle iniziare nel loro iter, proteso a dare risposta alle tante domande di verità e giustizia.
• Abbiamo deciso 100 cause: è stato un risultato che ha dato valore al lavoro svolto con impegno straordinario da chi ha ricevuto un mandato dall’autorità ecclesiastica, vincendo ogni tipo di resistenza e di rischio, poiché dietro ogni causa decisa vi è il lavoro della cancelleria e del giudice che ha portato avanti l’istruttoria, avvalendosi della collaborazione degli avvocati e dei periti lì dove costituiti e previsti.
• Le cause terminate sono state 112: la redazione delle sentenze per i nostri giudici è un lavoro oneroso, in termini di tempo e di fatica, per descrivere, in un documento, non solo la vicenda di una causa, ma soprattutto la vita delle persone, dei fedeli che cercano e ricevono la giustizia dalla Chiesa.
Quanto ci attende ancora da vivere non è affatto scontato perché la cosiddetta normalità è ancora molto lontana dall’essere pensata e ripristinata, tuttavia con grande sinergia ci stiamo ancora attivando per cercare di operare al meglio nello sforzo comune per raggiungere risultati numericamente e qualitativamente rispondenti alle esigenze pastorali della nostra gente.

Dati statistici
Il rapporto delle cause introdotte rispetto all’anno 2019 ha uno scarto di soli 14 libelli in negativo: considerando le gravi difficoltà attraversate, il numero risulta essere molto relativo. Ciò evidenzia come la realtà famiglia nella nostra regione continui ad avere una tendenza negativa abbastanza rilevante perché il numero delle separazioni è in aumento progressivo.
Abbiamo esaminato 292 processi, 3 in meno rispetto allo scorso anno, con una finalizzazione del lavoro che ci ha portati alla decisione di 100 cause, 19 in meno rispetto al 2019.
Nelle Diocesi afferenti al TEIC sono diminuiti i processi brevior passando da 13 a 10, in qualche Diocesi l’utilizzo di tale modalità processuale ha avuto un calo da 6 a 1.
La richiesta di nullità che viene maggiormente invocata è afferente al can. 1095 n. 2 (Grave difetto di discrezione di giudizio): un capo che individua nella persona un’incapacità di relazione che impedisce a vivere un rapporto tipico quale quello del matrimonio dove il coniuge è chiamato ad un impegno di vita che ha come contenuto principale il “dono totale di sé stesso” in uno scambio che non riesce a realizzare la “comunione di tutta la vita”.
Su 100 cause decise, 72 hanno invocato tale capo di nullità con una risposta affermativa di 70 (matrimonio dichiarato nullo) e negativa di 2 (matrimonio valido).
Segue a ruota, ma in misura inferiore, la richiesta di nullità per esclusione dell’indissolubilità del matrimonio (17) e esclusione della prole (13). Rilevante anche la richiesta di nullità per errore su qualità della persona (9), incapacità e timore incusso (6), esclusione della fedeltà (5), condizione de futuro (4).
Da questi dati numerici emergono alcune evidenze pastorali di notevole importanza che, già da alcuni anni, si ripetono in modo costante: un sacramento del matrimonio celebrato da giovani che sono incapaci, che escludono la indissolubilità e la prole. Da alcuni anni tali dati sono riportati quasi in modo eguale e ciò rimarca la urgenza di una particolare attenzione pastorale verso i giovani e i fidanzati da considerare nella necessità di colmare lacune personali, ecclesiali e sociali. Siamo chiamati, come Chiesa, a soffermarci non tanto sulle nozioni conoscitive e sugli aspetti dottrinali del matrimonio, ma ancor prima sull’esperienza della relazione, sull’interpersonalità; il matrimonio esige una verità dell’essere persona che si pone con una necessaria “volontà” di “dono” all’altro in una logica totalmente gratuita e che superi il semplice aspetto “sentimentale”; non dobbiamo chiedere ai futuri sposi se si vogliono bene ma se sono disposti in modo totale e vero ad essere ed accogliere il “bene dell’altro”. Siamo fortemente chiamati ad evangelizzare il matrimonio con il contributo ad una spiritualità che comprenda la necessità teologica di “salvezza” piuttosto che dire un matrimonio che contempli solo l’aspetto psicologico e sociale: ci si sposa per essere “generatori e salvatori” di vita, non per trovarsi una sistemazione che faccia stare bene; non possiamo far dire ai fidanzati “sto bene con te” ma “voglio essere e fare il tuo bene” mettendo in gioco tutta la mia vita, ora e domani per sempre.
Il coraggio di scelte oculate non è orientato ad escludere chi non vuole entrare in questo percorso, ma a dare senso e significato alla bellezza del matrimonio sacramento, celebrato e vissuto nella comunità ecclesiale.
Abbiamo un’occasione preziosa perché accogliendo con gratitudine e riconoscenza l’anno di riflessione sull’Amoris laetitia, voluto da Papa Francesco, che si aprirà il prossimo 19 marzo, avremo l’opportunità di approfondire i contenuti del documento in relazione alle nostre necessità pastorali.

Conclusioni
Prima di concludere:
• Voglio ringraziare tutti i Vescovi della Calabria, che con il Presidente della CEC, S.E. Mons. Vincenzo Bertolone, e il Moderatore del TEIC, S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, esprimono attraverso le loro persone la sintesi episcopale di tutto un rapporto vissuto nella logica di una fraternità che collega umanità, sacerdozio e potestà giudiziaria: il mio ruolo e quello dei giudici del Tribunale è quello di esercitare la potestà giudiziaria in forma vicaria (can. 391 §2 del CIC) per essere loro di aiuto nell’amministrazione della giustizia canonica.
• Un augurio particolare a S. E. Mons. Giuseppe Satriano per il suo ministero episcopale nella Arcidiocesi di Bari: la nostra preghiera accompagnata dal ricordo e dalla stima per il bene fatto nella nostra regione.
• Nella sessione autunnale della CEC del 2020 è stato nominato il Vicario Aggiunto, don Marcello Froiio, a lui un caro augurio di buon e fruttuoso servizio.
• La nostra rivista “In Charitate Iustitia 2020” è uno strumento di sintesi, ma anche di proposta di un pensiero giuridico che emerge dal lavoro di noi tutti con alcuni contributi particolari che sono molto apprezzati e stimati. Ringrazio per questo Mons. Antonio Morabito, l’Avv. Rot. Annarita Ferrato, il dott. Gaspare Ferranti che ne hanno curato questa edizione.
• Non siamo più Tribunale di Appello per il Tribunale diocesano di Cosenza perché la Segnatura Apostolica, su richiesta della stessa diocesi, in data 4 luglio 2020 ha designato come suo Tribunale di Appello quello della Basilicata, ubicato nella città di Potenza.
• Un ricordo particolare nella preghiera per S. E. Mons. Antoni Stankiewicz, figura di giurista eminente e Decano emerito della Rota Romana. Mons. Stankiewicz è stato più volte in Calabria anche per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del TERC: a lui la nostra gratitudine sia per le innumerevoli sentenze che sono tuttora rilevanti nella giurisprudenza canonica, ma anche perché ha costantemente orientato il suo pensiero giuridico in funzione della pastorale della chiesa che vede il diritto applicato ai “casi concreti” per il bene delle persone.
Tutto quanto sopra trova sintesi in un grazie cordiale che rivolgo principalmente al Dio Grande e Misericordioso al quale continuo a chiedere aiuto per svolgere con forza, con serenità e sapienza il delicato incarico, ma un grazie altrettanto cordiale a tutti coloro che a vario livello sono i protagonisti di questa nostra bella e affascinante opera ecclesiale.

Mons. Vincenzo Varone
Vicario Giudiziale

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